Architettura….quante dimensioni?

Pubblicato giugno 30, 2013 in Architettura

Bruno Zevi in “saper vedere l’architettura” scrive: “La mancanza di una soddisfacente storia dell’architettura deriva dalla disabitudine della maggioranza degli uomini di intendere lo spazio, e dall’insuccesso degli storici e dei critici dell’architettura di applicare e diffondere un coerente metodo di studio spaziale degli edifici” tale critica si rivolge a quelli che hanno interpretato e spiegato l’architettura attraverso i codici della scultura e della pittura, cioè esternamente e superficialmente come puro fenomeno plastico.  Sempre Zevi definisce che il carattere per cui l’architettura differisce dalle altre attività artistiche stà…. “ nel suo agire con un  vocabolario tridimensionale che include l’uomo. La pittura agisce su due dimensioni, anche se può suggerirne tre o quattro. La scultura agisce su tre dimensioni, ma l’uomo ne resta all’esterno, separato, guarda dal di fuori le tre dimensioni. L’architettura invece è come una grande scultura scavata nel cui interno l’uomo penetra e cammina.” Dunque l’architettura è essenzialmente spazio interno vissuto e cangiate la cui fruizione dipende dai successivi punti di vista assunti dall’ uomo nel tempo (un  concetto un pò diverso dalla quarta dimensione cubista dipendente da un qualità intrinseca dell’opera); detto ciò e evidente come i mezzi con cui normalmente si  rappresenta l’architettura non possono compiutamente descriverla. Piante , prospetti e sezioni sono strumenti di carattere tecnico validi solo nella patica di cantiere per fornire informazioni agli addetti ai lavori, il committente capisce realmente il progetto solo quando lo vede realizzato, in tutte le sue finiture,  e vi si muove dentro. A questo punto appare evidente che l’unico modo di progettare architettura partecipata è realizzare dei modelli quadridimensionali, in cui l’utente possa avere un mondo tridimensionale da navigare nel tempo magari on line. Con il termine “utente” non si intende il solo committente, ma il progettista stesso che, nel navigare interattivamente un modello quadrimensionale,  ne coglie sempre nuovi aspetti  ed elabora nuove soluzioni. Il modello d’architettura non è certamente una novità, esso infatti ha rappresentato nei secoli un ruolo fondamentale nella sedimentazione di un’idea: in epoca rinascimentale il modello, preparato dopo lo schizzo e lo studio, era allegato al contratto stesso tra artista e committente. Il Vasari, nelle Vite, evidenzia come l’uso dei modelli fosse una pratica abituale nella produzione dell’architettura, per Brunelleschi e per Michelangelo il modello era la rappresentazione di un’idea già del tutto formata nella mente e doveva servire da guida agli operai. Oggi il “plastico” ha lasciato il posto al modello tridimensionale digitale o “plastico virtuale” composto da elementi geometrici inseriti in uno spazio cartesiano dai quali si estrapolano immagini di sintesi che tengono conto conto della posizione dell’osservatore e di tutte le regole della prospettiva usate da secoli per fornire l’illusione della profondità.  Il disegno ed il plastico erano, fino a qualce decennio fa, l’unico modo per appoggiare il processo creativo; oggi con l’utilizzo dell’informatica lo schizzo iniziale assume altri connotati: l’idea si può formare con chiarezza attraverso l’aggregazione o scomposizione di solidi geometri tridimensionale cristallizzando il processo creativo su supporto magnetico. Il modello conoscitivo rappresenta una continua relazione tra modello infografico e mente del progettista, Gehry ,nel Guggenheim Museum di Bilbao, attraverso il software Catia riesce ad ottenere modelli numerici delle complesse geometrie free form del rivestimento esterno in titanio. Malgrado quanto detto però si rileva una profonda arretratezza riguardo all’uso di tecniche digitali tridimensionali di livello evoluto da parte della maggioranza degli studi tecnici italiani, l’utilizzo dell’informatica pare relegato ancora esclusivamente all’ambito bidimensionale e se vi sono digressioni nel tridimensionale sono di bassissima qualità spesso eseguite con software all in one.

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